cantina azienda vitivinicola produzione vino doc italiano

Un anno a La Raia

In tardo inverno guidiamo la pianta, già con la potatura, a una produzione equilibrata e di qualità: lasciamo sei gemme a pianta, seguendo il metodo Guyot.

In primavera, quando le gemme cominciano ad aprirsi e a buttare, selezioniamo i germogli affinché le forze della pianta si concentrino e le foglie, distribuite equamente sul filare, senza troppe sovrapposizioni, possano respirare in pieno sole. Le leguminose e il miscuglio di erbe seminate tra i filari in autunno, dopo aver lavorato rompendo il terreno, sono pronte per essere rigirate nella terra.
Il sovescio ha lo scopo di nutrirne la vite mantenendo le caratteristiche uniche e tipiche di questo suolo.

L’agricoltura convenzionale ha invece adottato l’uso di fertilizzanti: la pianta è nutrita attraverso cibo solubile che le radici assorbono passivamente, le viti così perdono la loro identità, la relazione con la terra, uniformando il sapore e le caratteristiche dei loro frutti.

In estate, a seconda dell’andamento del clima, per prevenire eventuali malattie, vengono spruzzati zolfo di miniera e rame in piccole quantità, sempre al di sotto del limite imposto dalla regolamentazione dell’agricoltura biologica.

All’inizio dell’autunno, analisi regolari vengono effettuate per scegliere il giorno ottimale per vendemmiare ciascuna vigna: l’esposizione e l’età dei vigneti possono far variare anche di settimane il momento di maturazione ideale.
Viene posta molta attenzione al trasporto degli acini intatti: sono selezionati solo i grappoli migliori, raccolti a mano, riposti in cassette e portati velocemente alla pressa per essere pigiati.