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Coltivare il nuovo nelle crepe del vecchio

Gli abitanti di Detroit si stanno riprendendo la città, con un esperimento di vita innovativo. Lo fanno con il contributo di numerose comunità (soprattutto giovani e donne) che convergono nell’ex-culla dell’industria automobilistica del Michigan da ogni parte degli Usa. Il fulcro di questa piccola rivoluzione è il movimento per l’agricoltura urbana. Lo testimoniano numerosi giornalisti, sociologi e urbanisti nel mondo. Basta cliccare su un motore di ricerca “Detroit urban farms” per avere un’idea del fenomeno crescente. Ma in cosa consiste questa ricetta planetaria per la sopravvivenza nel terzo millennio?

Si coltiva cibo fresco in edifici abbandonati, lotti liberi, strutture demolite (la crisi ha letteralmente svuotato la città) e in altre “crepe” del territorio. Alcuni scheletri di abitazioni abbandonate dai proprietari, non più in grado di pagare il mutuo e mai riqualificate dalle banche subentrate ai fallimenti, sono stati trasformati in alvei di muratura per tenere al caldo gli orti in cassetta.

Migliaia sono i giovani confluiti da realtà ormai troppo costose (studenti, disoccupati, coppie in cerca di un futuro possibile) che creano comunità agricole, cooperative, società di scambio. Le scuole hanno dato il via a orti scolastici, veri lab a cielo aperto dove sperimentare tecniche ora tradizionali, ora avanzate, per coltivare ortaggi e frutti. Dozzine di anziani fanno da volontari e le cene conviviali hanno molto successo. Ci sono gruppi che vendono porta-a-porta, altri che organizzano mercatini, altri che ottengono corner temporanei presso benzinai e parrocchie. Oggi si producono a Detroit più di duecento tonnellate di prodotti l’anno e gli orti urbani superano i duemila. Un risultato considerevole, in una città nota come “food desert”, luogo dove mancano quasi del tutto le rivendite di cibi freschi. In un report del Forbes Magazine, solo il 19 per cento dei negozi alimentari offrono qui la varietà necessaria alla dieta raccomandata dalla United States Drug Administration. Shea Howell, fondatrice e amministratrice del “The boggs center to nurture community leadership” (boggscenter.org) racconta della nascita di vere e proprie fattorie urbane: «Ciò a cui stiamo assistendo è una riduzione della popolazione della città (dal milione e ottocentomila abitanti si è passati a 700mila), e più diminuisce più i terreni residenziali tornano liberi, le case sono abbandonate o demolite. Quando le persone, in particolare donne afro-americane dal sud, hanno visto questi terreni liberarsi hanno cominciato ad allargare l’orto. Prima un fazzoletto verde sul retro di casa, poi nel lotto accanto…Insomma, come scrive Grace Lee Boggs (attivista e filosofa esperta di movimenti sociali, recentemente scomparsa a Detroit): “dove alcuni vedono l’abbandono, molte di queste donne vedono un’opportunità”». Ne è nata un’economia nuova e “virale”, dove chi coltiva più del proprio necessario rivende o scambia. E’ stato creato il marchio “Grown in Detroit”, che certifica la provenienza locale, buona e giusta, come direbbe Slow Food.

Coltivare il nuovo nelle crepe del vecchio

Una vita biodinamica
a cura di Giuliana Zoppis

Coltivare il nuovo nelle crepe del vecchio

Novità, eventi, prodotti e servizi per uno stile di vita innovativo e consapevole:
tutto ciò che può dare una svolta “ECO” alle azioni di ogni giorno con responsabilità, curiosità, fantasia, volontà di cambiare in meglio noi e il mondo in cui viviamo.

È lo spazio dedicato al biodinamico, condotto su La Raia.it da Giuliana Zoppis, architetto e giornalista specializzata nei temi ecodesign, bioedilizia e sostenibilità socio-ambientale.
Dopo numerose esperienze editoriali (Rizzoli / Corriere della Sera, Giorgio Mondadori / AD-Architectural Digest Italia e Mondadori) e televisive (Rai 2, Il Piacere di Abitare), collabora con i settimanali D-Dcasa e Il Venerdì de La Repubblica e il magazine Mark Up. È nella Commissione Sostenibilità di ADI (Associazione Disegno Industriale). Nell’autunno 2006 ha fondato con Clara Mantica il primo circuito per la promozione dell’abitare sostenibile Best Up.