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La casa di domani si fa in quattro

Flessibile, condivisa, sostenibile, tecnologica. È la casa di domani secondo gli italiani, come emerge dall’ultima ricerca Doxa condotta nell’ambito del progetto Osservatorio sulla casa.

“La casa mutante”, il primo filone, esprime la capacità di cambiare continuamente dentro e fuori, negli spazi e nelle atmosfere. Un’evoluzione nei modi di arredare e distribuire gli spazi. Tutto sarà intercambiabile, gli spazi non saranno divisi in maniera fissa da muri, bensì si adatteranno ai cambiamenti di vita. «Dimentichiamoci della casa borghese- commenta Franca Ferrari, qualitative area manager Doxa- la dimora ordinata e organizzata secondo i criteri noti è ormai lontana. Adesso si punta a un contenitore semplice, scarno ed essenziale in cui gli spazi si possono ridefinire a seconda degli eventi: la nascita di un figlio, il trasloco di un altro, l’arrivo di un parente, l’abitazione utilizzata per lavoro o per ricevere gli amici. Veniamo da una cultura classica che ha costruito edifici per farne monumenti eterni, ma ora siamo pronti al cambiamento». “La casa collettiva” è quella che dà nuove possibilità di aggregazione. Gli esempi abbondano, e principalmente è la rete a fornire queste chance d’incontro, ma non solo. Nascono realtà in cohousing dove è possibile vivere appieno l’esperienza sociale. Uno dei thought-leader intervistati da Doxa afferma “la casa del futuro sarà una bolla di spazio tutta per sé, da ritagliare in uno spazio comune”. Un ecosistema connesso a servizi di quartiere e al territorio. “La casa ricongiunta”, terzo filone della ricerca, si intende come uno spazio vitale riconnesso con la natura. Non è più solo una questione di coscienza sociale, bensì di bisogno. E non è un caso che le persone intervistate attribuiscano un valore d’importanza medio pari a 7,5 alla possibilità di avere uno spazio verde nel quale produrre alimenti (orto condiviso).
“La casa device”, per il 78,5 per cento degli intervistati, auspica una connessione a distanza con servizi di sicurezza (soccorso medico, vigilanza, gestione dell’energia). Ciò che cambierà e di cui è complicato prevedere l’evoluzione è il modo in cui la tecnologia verrà implementata nelle nostre case. La parola chiave sembra essere “endemico”: i tech-device non saranno più accessori esterni, bensì faranno parte del DNA della casa, dagli impianti ai mobili, agli elettrodomestici. Si tratterà di una tecnologia evoluta ma invisibile, che restituisca agli arredi e agli accessori una patina artigianale, calda e naturale. L’indagine è stata realizzata anche con l’attivazione di due stanze virtuali (mediante piattaforma online dedicata) dove per sette giorni un gruppo di utenti si è confrontato sul tema “la casa del futuro”. Due le categorie coinvolte: i “testimoni privilegiati”, ossia esperti del settore come architetti e arredatori, e la gente comune (sito Doxa).

La casa di domani si fa in quattro

Una vita biodinamica
a cura di Giuliana Zoppis

La casa di domani si fa in quattro

Novità, eventi, prodotti e servizi per uno stile di vita innovativo e consapevole:
tutto ciò che può dare una svolta “ECO” alle azioni di ogni giorno con responsabilità, curiosità, fantasia, volontà di cambiare in meglio noi e il mondo in cui viviamo.

È lo spazio dedicato al biodinamico, condotto su La Raia.it da Giuliana Zoppis, architetto e giornalista specializzata nei temi ecodesign, bioedilizia e sostenibilità socio-ambientale.
Dopo numerose esperienze editoriali (Rizzoli / Corriere della Sera, Giorgio Mondadori / AD-Architectural Digest Italia e Mondadori) e televisive (Rai 2, Il Piacere di Abitare), collabora con i settimanali D-Dcasa e Il Venerdì de La Repubblica e il magazine Mark Up. È nella Commissione Sostenibilità di ADI (Associazione Disegno Industriale). Nell’autunno 2006 ha fondato con Clara Mantica il primo circuito per la promozione dell’abitare sostenibile Best Up.